Cena con La Pasquella dei Cantastorie - 7/12/2019

Carissimi,

in attesa del Santo Natale, Vi invitiamo a partecipare alla cena di solidarietà “La Pasquella dei cantastorie”

sabato 7 dicembre 2019 alle ore 19:30

presso la “casa delle feste” di Livio ed Elisabetta a Rocca delle Caminate, Strada Meldola 76, come da locandina allegata.

La serata sarà allietata con canti/musiche dei cantastorie e tanto vin brûlé. 

Vi aspettiamo numerosi.

Carla, Fausto e Vittorio

“Ciò che abbiamo fatto solo per noi stessi muore con noi. Ciò che abbiamo fatto per gli altri e per il mondo resta ed è immortale” (Harvey B. Mackay)

P.s.: chiediamo gentilmente di divulgare l'evento a tutte le persone che riterrete interessate. Grazie

Pasquella
La Pasquella è una tradizione tipica di molti paesi della Romagna, delle Marche e di alcune aree dell'Umbria e del Lazio (dove è detta però Pasquarella); è simile alla Befanata Toscana. Ha luogo la sera del 5 gennaio (talvolta il 31 dicembre o in altre date vicine). Assieme alla Focarina di San Giuseppe (18 marzo) è una festa dall'origine pre-cristiana, con tutta probabilità gallica, che rende la Romagna una delle poche regioni in cui la tradizione celtica è rimasta viva e importante.Analogamente al periodo di Ognissanti-San Martino, la tradizione si inquadra nelle date di "passaggio" del calendario agrario (con chiari elementi pre-cristiani). Narrava la tradizione che nel periodo delle dodici notti (tra il solstizio d'inverno e l'Epifania) i morti uscissero dal regno sotterraneo e si incarnassero nell'ultima notte, appunto la dodicesima, negli animali della stalla e che questi ultimi acquisissero il dono della parola. Si riteneva che portasse molta sfortuna ascoltare i discorsi degli animali e che, se avessero parlato male di chi li accudiva, se lo sarebbero portato con loro nel mondo sotterraneo. Era quindi facile vedere in quei giorni i contadini trattare in maniera impeccabile le proprie bestie. Infatti questa era l'unica festa che veniva e viene ancora svolta in casa, al contrario delle altre che solitamente si vivevano in stalla, spesso unico luogo caldo della casa. Infatti nella versione di Cesena e dei territori limitrofi il testo della Pasquella recita Sgnur padrun arvì la porta che qua fora uj è la morta (Signor padroni aprite la porta che qui fuori c'è la morte), e questo non solo per il freddo invernale, ma anche per la paura degli spiriti e delle bestie e la necessità per il gruppo di accedere al caldo focolare, al riparo dai demoni della notte. 
Il nome della tradizione deriva dall'espressione "Pasqua Epifania", poiché secondo l'usanza, tutte le più importanti festività venivano abitualmente definite "Pasqua". Inoltre, indica il tipico canto di questua di origine contadina, eseguito per l'occasione da gruppi di "befanotti", "pasquaroli", "pasquellanti", "pasqualotti", "pasquellari" o, nell'alta Sabina ed in Valnerina "pasquarellari" che, accompagnati da strumenti musicali, richiedono cibo e vino, augurano la buona sorte per l'anno venturo, fertilità dei terreni e delle giovani spose. Nelle versioni religiose del canto, portano di casa in casa l'annuncio della venuta del Messia. I gruppi rappresentano le anime degli antenati, ma al contempo rifuggono dai fantasmi degli stessi.

Vin  brulé

Il vin brulé (anche noto come Glühwein, dal tedesco, Vin Chaud in francese, Mulled Wine in inglese) è una bevanda calda a base di vino (tradizionalmente vino rosso), zucchero e spezie aromatiche, diffusa in numerosi paesi e semplice da preparare. In Europa centrale si consuma vin brulé soprattutto nel periodo dell'Avvento. In Italia, soprattutto settentrionale, si trova nei mercatini di Natale, o, più in generale, preparato artigianalmente in pentole o thermos e distribuito al pubblico durante le feste popolari del periodo invernale, compreso Carnevale. In alcuni casi si trova anche in vendita già pronto imbottigliato, quindi solamente da scaldare.

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